Piazzetta nel quartiere Palese di Bari, intitolata a Stefano Fumarulo
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Piazzetta nel quartiere Palese di Bari, intitolata a Stefano Fumarulo


Il presidente Emiliano ha partecipato questa mattina alla cerimonia di intitolazione di una piazzetta nel quartiere Palese di Bari a Stefano Fumarulo, giovane dirigente regionale prematuramente scomparso un anno fa. Con il presidente questa mattina c’erano i genitori di Stefano Fumarulo e il sindaco Antonio Decaro. La cerimonia si è svolta alla presenza di familiari, amici, collaboratori, autorità. “Questa piazzetta – ha detto Emiliano –  guarda un quartiere complicato, ma anche bellissimo. E quindi è il posto giusto, perché Stefano non amava i posti comodi. Tutte le mattine lui era davanti alla mia scrivania per farmi rapporto, come fanno i tanti carabinieri, finanzieri, poliziotti con i quali aveva legami e che oggi so che sentono la sua mancanza. Faceva proprio rapporto, diceva quello che era accaduto. Diceva fatti, secchi. Con qualche commento perché Stefano si arrabbiava pure, qualche volta. Si arrabbiava, di solito, di fronte ad atti di slealtà: non accettava la slealtà, soprattutto verso la Costituzione della Repubblica Italiana.  Lui la Costituzione la incarnava. Io lo so che qualche volta possiamo risultare ridicoli quando parliamo della Costituzione incarnata.  Ma questa Costituzione incarnata esiste, e la rabbia che ho dentro il cuore quando vedo ingiustizie, stupidaggini, liti inutili, non considerazione del diritto dei più deboli.  La Costituzione incarnata esiste in tante persone che ho incontrato nella mia vita e che Stefano mi ha consentito di ricordare assieme alle tante istituzioni con le quali ha saputo intrecciare la sua esperienza: il Comune di Bari prima e poi la Regione Puglia.  Ha riempito la sua terra di stima: ci stimano e ci rispettano per quello che Stefano è riuscito a raccontare di noi. Ecco perché essergli stato amico equivale ad un giuramento sulla Costituzione. Ed ecco perché la sofferenza del vivere questi momenti delle istituzioni e della politica è così alta.  Perché piegare le istituzioni, la loro storia e importanza, ad esigenze contingenti senza visione del futuro, è un sacrilegio vero e proprio. Lui sapeva perfettamente che le istituzioni non sono sempre perfette, e che alle volte sono incarnate male. Ma lui combatteva con prudenza, con intelligenza, senza usare mezzi da corridoio o la maldicenza. Utilizzava le denunce, i rapporti, gli atti formali.  Ricordo quando decidemmo di chiedere alla Direzione nazionale antimafia il sequestro dell’area di proprietà della Regione che per anni era stata occupata abusivamente e quindi di chiedere alla magistratura di ripristinare il diritto. La scelta è stata difficile perché ovviamente contraddiceva tanti anni di atteggiamento diverso da parte della Regione, seppur comprensibile. La sua fatica, che deve aver avuto un peso sul suo corpo, sulla sua salute, era la fatica di gestire con umanità il ripristino della legalità, perché queste due cose andavano messe insieme. Era lo sforzo della Repubblica italiana nell’affrontare i drammi di questo Paese, come la lotta alla mafia, con un diritto mite, umano, capace di togliere le ragioni del rancore all’avversario, al mafioso di turno, al corrotto. Togliere la ragione stessa del disprezzo delle istituzioni, che è il motore fondamentale di ogni distacco dalla legalità. Stefano riusciva a restituire stima alle istituzioni nonostante le contraddizioni che le istituzioni inevitabilmente, in quanto umane, vivono. Non sono tante le persone che hanno questa capacità. E soprattutto non sono tante le persone che con questa aspirazione, con questo carisma, con questa capacità accettano di vivere all’interno della struttura delle istituzioni in maniera lieve. Lui ha conquistato questa stima universale e globale rispettando anche quella regola umana che chiamiamo sobrietà e generosità. È stato un buon amico per tutte le persone che hanno lavorato con lui. Non ha mai mancato alla parola perfino quando era in difficoltà nel ginepraio delle norme, delle regole. Sappiamo quanto sia difficile decidere se fare uno sgombero oppure no, o costruire le foresterie per i lavoratori in agricoltura, un’idea anche quella sui generis, concepita in queste discussioni infinite che facevamo al mattino e che spesso proseguivano anche la sera. È stato capace di fare cose straordinariamente difficili, ma sempre con grande prudenza e un consenso altissimo, quindi con virtù politica.  Manca, Stefano, manca da morire: lo leggo negli occhi dei suoi collaboratori e della struttura della Regione Puglia, che non riesce ancora a sostituirlo. Non per inedia, ma per la difficoltà di concepire la sostituzione. E questa forza di andare avanti è l’unica richiesta che vorrei fare oggi, non so bene a chi. La sua perdita è stata, nella mia vita personale, la prima ad avermi sottratto energia. Ho avuto momenti di scoramento assoluto, e solo il fatto che so con certezza che lui non avrebbe accettato questo mio stato d’animo, mi sta dando la forza nell’andare avanti. Chi è responsabile delle istituzioni non deve personalizzare troppo, però questa è la verità. Una verità che ci fa perfino diventare antipatica la primavera, perché questo caldo, questa luce, questa aria che prima suscitavano un sentimento di grande gioia, legano adesso il 12 aprile inestricabilmente a lui. Mi vengono in mente i piccoli gesti bellissimi che Stefano faceva, come ne avrà fatti decine e decine verso di voi. Lui riusciva a servire le istituzioni senza esserne ossessionato e mantenendo una umanità profondissima e sobria. Quella sobrietà e senso delle istituzioni che gli ha insegnato il padre e che oggi mi commuovono in modo particolare, addolciti dall’educazione materna che evidentemente gli ha sempre consentito di continuare a cogliere gli aspetti più belli e commoventi nella vita. Ai genitori dico: avete tirato su un ragazzo proprio in gamba. Tutta una Regione, tutta una comunità, tutti i nostri amici vi ringraziano per averci donato Stefano”. Stefano Fumarulo è scomparso prematuramente il 12 aprile 2017 a 38 anni, mentre ricopriva il ruolo di dirigente della sezione Sicurezza del cittadino, Politiche per le migrazioni e Antimafia sociale della Regione Puglia, Stefano Fumarulo era nel pieno dei suoi impegni per il ripristino della legalità nei campi pugliesi contro il fenomeno del caporalato e a sostegno dei diritti dei lavoratori migranti. ‪Nonostante la giovane età, aveva già svolto diversi incarichi di rilievo in qualità di esperto, anche a livello internazionale, delle politiche di antimafia sociale e della sicurezza urbana. Tra gli altri, si ricordano quello di responsabile dell’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari (ottobre 2007 – giugno 2014), organismo nato contemporaneamente alla sua assunzione all’interno dello staff del sindaco di Bari; consulente gratuito del presidente della Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali della Camera dei Deputati; responsabile per il Messico per conto di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” e come consulente dell’Unità mondiale contro la criminalità organizzata dell’ONU.

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