Editoriale del direttore

Articolo 21 e Legge 69/1963: il confine tra libertà di espressione e giornalismo

Abbiamo letto con attenzione la nota diffusa dall’Ordine dei Giornalisti della Puglia nella quale viene precisato che la pagina social BitLive non è una testata giornalistica e non è compilata né moderata da giornalisti. Una presa di posizione che richiama due principi fondamentali del nostro ordinamento: da una parte l’articolo 21 della Costituzione, che garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con ogni mezzo di diffusione; dall’altra la Legge n. 69 del 1963, che disciplina la professione giornalistica, stabilendo diritti, doveri e responsabilità per chi svolge questa attività.

Ed è proprio su questo punto che nasce una riflessione.

Per anni qualcuno ha ritenuto, forse in buona fede, che il solo articolo 21 della Costituzione fosse sufficiente a legittimare un’attività informativa quotidiana. In realtà, la libertà di espressione è un diritto di tutti, mentre l’esercizio della professione giornalistica è un’attività regolata dalla legge. Le due cose non sono in contrasto, ma non possono essere confuse. Chi scrive si è trovato esattamente nella stessa condizione già nel lontano 2008. Anche allora la passione per l’informazione, la voglia di raccontare il territorio, di seguire eventi, realizzare servizi e utilizzare le nuove opportunità offerte dal web rappresentavano una grande attrazione. Avremmo potuto scegliere la strada più semplice, quella di pubblicare notizie, immagini e video senza porci troppe domande. Invece abbiamo fatto una scelta diversa: prima di tutto abbiamo studiato, ci siamo informati sulla normativa che regolava il settore e abbiamo cercato un percorso che consentisse di fare informazione senza entrare in contrasto con una professione già disciplinata dalla legge.

È nata così una scelta basata non soltanto sulla passione, ma anche sulla consapevolezza che informare significa assumersi responsabilità. Quando un’attività diventa organizzata, continuativa e fondata sulla raccolta, verifica e diffusione di notizie, non può essere considerata semplicemente una pagina social o un passatempo. Non bastano una grafica accattivante, un video ben montato o la capacità di raggiungere migliaia di persone. Entrano in gioco la verifica delle fonti, il rispetto delle persone, gli obblighi deontologici e tutte quelle regole che hanno l’obiettivo di tutelare il cittadino che riceve un’informazione. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di moltissime realtà digitali che svolgono un’attività informativa quotidiana, spesso con grande impegno e con il consenso del pubblico, ma che non sempre hanno una struttura editoriale, un direttore responsabile e gli adempimenti previsti dalla normativa.

La nostra non vuole essere una polemica e non vuole mettere in discussione la passione di chi racconta il proprio territorio attraverso i social. Anzi, proprio perché conosciamo quel percorso, riteniamo che possa esistere una strada diversa: trasformare una passione in un progetto editoriale riconosciuto.  Se una pagina può contare su una comunità di circa 220.000 follower, allora dispone già di un patrimonio importante.
Perché non pensare a una raccolta fondi? Basterebbero anche solo 1.000 persone disponibili a contribuire con un euro per creare le condizioni iniziali per avviare un percorso nuovo.
Con risorse contenute sarebbe possibile costituire un’associazione con funzione di editore, affidare la direzione a un giornalista pubblicista o professionista iscritto all’Ordine, creare una testata giornalistica regolare e affiancare alla presenza sui social un sito editoriale.

Sarebbe anche un modo per valorizzare tanti giornalisti che oggi, pur avendo formazione, iscrizione all’Ordine e competenze professionali, spesso faticano a trovare spazi lavorativi adeguati. Un’ultima riflessione riguarda un sentimento sempre più diffuso: c’è chi considera il giornalismo un mestiere superato, condizionato, inutile o addirittura privo di valore.Può darsi che alcune critiche abbiano un fondamento e che il mondo dell’informazione debba interrogarsi profondamente sul proprio ruolo nella società moderna. Nessuna professione è esente da errori e nessun settore può sottrarsi al cambiamento. Ma viviamo in una Repubblica costituzionale, dove le regole, finché sono vigenti, devono essere rispettate. Il legislatore ha il compito di approvare le leggi e ai cittadini è riconosciuto il diritto di contestarle, modificarle o chiederne l’abrogazione attraverso gli strumenti previsti dalla Costituzione, come il referendum.

Una legge può essere considerata sbagliata, superata o non condivisa, ma fino a quando resta in vigore appartiene all’ordinamento e deve essere rispettata. Il confronto democratico si sviluppa nelle sedi previste e attraverso gli strumenti che la Costituzione mette a disposizione. Non può basarsi sul principio che una norma possa essere ignorata semplicemente perché non la si considera più attuale. La vera sfida oggi non è contrapporre chi comunica attraverso i social a chi esercita il giornalismo, ma costruire un sistema nel quale la voglia di raccontare e informare possa incontrare responsabilità, competenza e rispetto delle regole.

 

Redazione Web TV Puglia