Conversano, comunicazione istituzionale e social network: il ginepraio della comunicazione pubblica. Confusione dei ruoli o strategia organizzata?
Da anni, a Conversano, si manifesta un fenomeno che pone interrogativi importanti e che richiederebbe una riflessione seria, equilibrata e soprattutto pubblica. Eppure, riguarda la comunicazione pubblica, il pluralismo dell’informazione, il rapporto tra istituzioni e cittadini, ma anche il corretto funzionamento del mercato della comunicazione. La recente presa di posizione del consigliere comunale Francesco Paolo Fanizzi ha riportato l’attenzione sul mancato aggiornamento del sito istituzionale del Comune e sull’utilizzo dei profili social personali degli amministratori per diffondere informazioni riguardanti l’attività amministrativa.
Il tema, tuttavia, è molto più ampio. È necessario affrontarlo nella sua complessità e dire le cose come stanno.
Negli anni si è consolidato un vero e proprio sistema di comunicazione che non si limita ai soli profili personali di chi ammnistra questa città, ma si sviluppa attraverso numerose pagine Facebook nate per promuovere singoli eventi e manifestazioni e successivamente trasformatesi, di fatto, in canali permanenti di informazione. Pagine come Borgo d’Estate, Borgo di Natale e altri contenitori digitali pubblicano con continuità fotografie, video, comunicati, iniziative culturali, eventi, attività commerciali, promozione del territorio e racconti della vita cittadina. Non si tratta più di strumenti utilizzati occasionalmente per un singolo evento, ma di un sistema stabile che comunica ogni giorno con migliaia di cittadini.
Apparentemente tutto questo potrebbe essere interpretato come una normale evoluzione della comunicazione pubblica. I social network consentono infatti di raggiungere rapidamente un vasto pubblico e rappresentano uno strumento efficace per promuovere il territorio e informare i cittadini.
Chi opera professionalmente nel settore della comunicazione e dell’informazione, tuttavia, sa bene che il tema è ben più complesso. Quando la produzione dei contenuti diventa quotidiana, organizzata e continuativa, accompagnata da una costante selezione delle notizie da diffondere, non si è più di fronte a una semplice comunicazione istituzionale.
Esiste inevitabilmente una linea editoriale. Qualcuno decide cosa raccontare, quali eventi promuovere, quali attività economiche valorizzare e quali associazioni rendere visibili, mentre altre restano completamente escluse. La comunicazione, infatti, non è mai neutrale. La visibilità rappresenta oggi uno dei principali strumenti di promozione economica, culturale e sociale. Stabilire chi compare ogni giorno e chi, invece, rimane invisibile significa incidere concretamente sulla percezione che la comunità costruisce del proprio territorio.
Ed è proprio qui che nasce una questione che va oltre il semplice dibattito politico.Esiste infatti anche un evidente problema di concorrenza. A Conversano operano imprese editoriali, testate giornalistiche registrate, giornalisti professionisti e pubblicisti, operatori della comunicazione, fotografi, videomaker e società che svolgono la propria attività nel pieno rispetto delle norme vigenti.
Per poter esercitare legittimamente la propria attività, queste realtà hanno sostenuto costi importanti e rispettato una lunga serie di obblighi: iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC), registrazione della testata presso il Tribunale quando prevista, direttore responsabile iscritto all’Ordine dei Giornalisti, adempimenti fiscali, obblighi contributivi, rispetto della normativa sul diritto d’autore, sulla privacy, sulla responsabilità editoriale e sulle comunicazioni commerciali. Si tratta di un sistema di regole che comporta investimenti economici e responsabilità giuridiche.
Se, parallelamente, si sviluppa un sistema di comunicazione pubblica che opera quotidianamente attraverso canali social, realizza video, diffonde immagini, seleziona i contenuti, promuove attività economiche, associazioni ed eventi, raggiungendo migliaia di utenti senza essere sottoposto alle medesime regole e ai medesimi costi sostenuti dagli operatori del settore, è inevitabile che sorga una riflessione sul piano della concorrenza.
Non si tratta di sostenere che tali attività siano automaticamente illegittime. Si tratta però di domandarsi se non si stia creando una situazione nella quale soggetti che operano nel mercato della comunicazione, rispettando tutte le prescrizioni normative, si trovino a competere con un sistema che gode di risorse pubbliche, di una straordinaria capacità di diffusione e di una visibilità istituzionale senza essere soggetto, almeno apparentemente, agli stessi vincoli. La questione assume un rilievo ancora maggiore quando i canali social vengono utilizzati anche per promuovere attività commerciali, iniziative private, eventi organizzati da soggetti economici o manifestazioni che generano un evidente ritorno promozionale.
In questi casi la funzione svolta non appare limitata alla sola comunicazione istituzionale.Essa assume caratteristiche che, almeno sotto il profilo sostanziale, possono ricordare quelle proprie di una struttura editoriale e di una concessionaria di pubblicità, poiché attribuisce gratuitamente un valore economico rappresentato dalla visibilità, scegliendo chi beneficia di tale promozione e chi invece ne rimane escluso.
Per questo motivo appare necessario fare piena luce sull’intero sistema. Con quale atto amministrativo sono stati istituiti questi canali social? Chi ha autorizzato l’apertura delle pagine Facebook? Esistono deliberazioni di Giunta, determine dirigenziali o altri provvedimenti che ne disciplinano la nascita? Chi è formalmente il titolare delle pagine? Chi possiede le credenziali di accesso? Chi produce i contenuti? Chi realizza fotografie e video? Chi decide quotidianamente cosa pubblicare e cosa non pubblicare? Esistono criteri oggettivi oppure la selezione avviene in maniera discrezionale? Esiste un contratto o un provvedimento amministrativo che disciplini il rapporto con le piattaforme social? Sono stati conferiti incarichi specifici a dipendenti comunali o a soggetti esterni? Esiste un regolamento comunale che disciplini l’utilizzo di questi strumenti?
Sono interrogativi pienamente legittimi, perché riguardano il corretto utilizzo delle risorse pubbliche e il rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione sanciti dall’articolo 97 della Costituzione. La legge n. 150 del 2000 disciplina la comunicazione e l’informazione delle pubbliche amministrazioni, distinguendo chiaramente la comunicazione istituzionale dall’informazione giornalistica. La legge n. 69 del 1963 disciplina invece l’ordinamento della professione giornalistica, individuando l’attività giornalistica professionale quale attività svolta con continuità e responsabilità.
Naturalmente nessuno sostiene che una pagina Facebook costituisca automaticamente una testata giornalistica o integri un esercizio abusivo della professione.
Ma proprio perché il confine è delicato, esso merita di essere affrontato con la massima trasparenza. Il dibattito, quindi, non riguarda Facebook. Riguarda il modello di comunicazione che un ente pubblico decide di adottare, il rispetto delle regole che disciplinano il settore, il pluralismo dell’informazione e la tutela di chi, per svolgere la medesima attività di comunicazione, ha investito risorse economiche, si è sottoposto a precisi obblighi normativi e opera quotidianamente nel rispetto della legge.
Perché in uno Stato di diritto le regole dovrebbero valere per tutti.
Anche nella comunicazione.
Piero Buonsante

