“Esondazione Canale dell’Asso. Urge una strategia di lungo periodo”
Le intense piogge dei giorni scorsi hanno provocato l’esondazione del Canale dell’Asso, con allagamenti che hanno interessato campagne e strade, mettendo in luce la fragilità idraulica del territorio. La Valle dell’Asso, situata nel cuore del Salento pugliese e comprendente i Comuni di Nardò, Aradeo e altri 15 comuni della zona, è al centro di questa emergenza. A intervenire con una visione strategica è il Contratto di Fiume del Torrente Asso, strumento di governance partecipata promosso dalla Regione Puglia e coordinato dal Comune di Nardò, nato per favorire la gestione integrata delle risorse idriche, la tutela dei corsi d’acqua e la prevenzione del rischio idraulico. L’obiettivo è superare la logica dell’emergenza per puntare a interventi strutturati, condivisi e sostenibili.
Di seguito il comunicato stampa:
“Esondazione Canale dell’Asso. Urge una strategia di lungo periodo”
Esondazione del Canale dell’Asso dopo le intense piogge dei giorni scorsi, con conseguente allegamento di campagne e strade. Dopo i disagi prende la parola il Contratto di Fiume del Torrente Asso, progetto di Regione Puglia, capofila il Comune di Nardò, che vede una governance condivisa con i 17 Comuni ricadenti nella Valle dell’Asso. Un progetto che punta alla tutela, alla corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, e che proprio negli ultimi giorni sta definendo un documento strategico programmatico per il futuro del canale.
“Le intense piogge degli ultimi mesi e i recenti fenomeni di esondazione lungo il reticolo idrografico del Torrente Asso hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza del nostro territorio – dichiara Francesca Lagna, geologa e coordinatrice della segreteria tecnica del Contratto di Fiume – mentre ci si concentra sui disagi e sulla manutenzione dei canali vogliamo offrire una chiave di lettura che guardi a una strategia di lungo periodo. Sebbene la pulizia del reticolo sia necessaria, la sola rimozione di vegetazione e rifiuti non può essere l’unica risposta. È tempo di superare una visione che riduce il torrente a un mero canale di scolo. La sfida del futuro è imparare a governare l’acqua restituendole i suoi spazi naturali. Attraverso la progettazione di aree di laminazione controllata e zone di espansione della naturalità, possiamo permettere all’acqua di rallentare e distribuirsi in aree sicure, riducendo la pressione sui centri abitati e sulle infrastrutture”, sottolinea Lagna.

In questo scenario, la Protezione Civile non deve intervenire solo a evento accaduto. La visione del CdF punta a trasformare la gestione delle emergenze in una cultura della preparazione. “La sicurezza dei cittadini passa attraverso un sistema di monitoraggio moderno – prosegue la geologa – il CdF promuove l’installazione di una rete di sensori idrometrici in grado di dialogare in tempo reale con le sale operative comunali e le Protezioni Civili locali. Questi dati consentono di coadiuvare e ottimizzare l’attivazione dei Piani di Emergenza Comunali, garantendo ai residenti delle zone più esposte – come Noha e le aree rurali di Nardò e Aradeo – una gestione degli eventi ancora più tempestiva, coordinata e basata su scenari certi”.
Tra i vari obiettivi del CdF ci sono poi i “Patti di custodia del Territorio” con il comparto agricolo: il riconoscimento del ruolo centrale di agricoltori e allevatori come primi manutentori del bacino. “Attraverso accordi di agro-filiera e incentivi per pratiche sostenibili, il CdF sostiene chi gestisce quotidianamente il drenaggio dei campi e la cura dei muretti a secco, elementi vitali per la tenuta idrogeologica del paesaggio rurale”, evidenzia Lagna.
Il Contratto di Fiume è dunque lo strumento nato proprio per evitare che ogni Comune affronti il rischio idraulico in solitudine. La partecipazione attiva di tutte le amministrazioni ai tavoli di lavoro è l’unica via per passare da una logica di emergenza perenne a una di prevenzione strutturata. Proprio su questo punto Lagna evidenzia un tasto dolente: “Non tutti i Comuni stanno collaborando. Abbiamo riscontrato difficoltà nel fornire dati, progettualità e altri elementi richiesti nel corso del processo di formazione da parte di alcuni Comuni ricadenti nel bacino idrografico. Un peccato, perché il CdF rappresenta una pianificazione fondamentale per avere accesso a finanziamenti pubblici specifici. Ci auguriamo che in futuro possa esserci maggiore collaborazione. Solo con il supporto di tutti gli enti interessati potremo definire un nuovo futuro, più sostenibile e sicuro, per il canale e la valle”, conclude Lagna.

