“Racconti dal Borgo” Appuntamento Culturale con la Storia di Conversano a cura del Dott. Antonio Fanizzi. ( il Chiostro Seicentesco, la Cripta e i Capitelli collocati nel Chiostro Antico.)

Appuntamento Culturale con la Storia di Conversano a cura del Dott. Antonio Fanizzi.

Nella puntata di oggi vi presentiamo il secondo capitolo riservato al Monastero di San Benedetto.
Gli argomenti trattati quest’oggi dal Dott. Fanizzi sono: il Chiostro Seicentesco, la Cripta e i Capitelli collocati nel Chiostro Antico.

La città di Conversano

La città di Conversano, in epoca romana chiamata Norba, ha origini molto antiche, come testimoniano le ricchissime testimonianze archeologiche, conservate in vari musei ed in loco. Nulla sappiamo della nostra città dalla fine dell’Impero Romano, fino all’arrivo in Italia Meridionale dei Normanni, quando, grazie anche alla favorevole posizione geografica, diventò sede di una importante contea, con a capo il conte Goffredo. Grazie a lui nella città fu istituita la sede vescovile e dotò il monastero di san Benedetto di vasti beni immobili, fra i quali l’intero villaggio di Castellano (poi Castellana). Estintasi la famiglia del conte Goffredo con i suoi successori, la contea fu infeudata a Roberto de Vassonville, quindi a vari altri feudatari (Ugo Lupino, Berardo da Celano ed altri) e famiglie (Brienne, d’Enghien, Lussemburgo, Barbiano).          La contea di Conversano nella prima metà del XV secolo fu nelle mani di  Manfredi Barbiano, quindi di  Giovanni Antonio Orsini del Balzo, poi di Pietro de Luxembourg, quindi di Giacomo Caldora e successivamente del duca di Gravina, Francesco Orsini. Nel 1443 passò ancora nelle mani di Giovanni Antonio Orsini del Balzo, principe di Taranto, il quale dette in dote la contea di Conversano a sua figlia Caterina, andata sposa a Giulio Antonio Acquaviva di Atri nel 1456. La famiglia Acquaviva, poi decorata con l’appellativo d’Aragona (1479) dal re di Napoli, dominò la contea fino alla fine della feudalità (1806). Ad essa appartennero importanti personaggi, oltre il conte Giulio Antonio morto ad Otranto nel 1481, il conte Andrea Matteo III, illustre umanista e collezionista di codici miniati, il conte Giovanni Antonio Donato, il conte Giangirolamo I, il conte Adriano, il conte Giulio I, il quale avendo sposato Caterina Acquaviva d’Aragona duchessa di Nardò, gli portò in dote quel feudo che fu aggregato alla contea di Conversano, fino al più celebre di tutti, Giangirolamo II, successivamente detto “Guercio di Puglia”, intorno al quale si raccontano numerose leggende.

Nel corso dell’Ottocento la Casa comitale subì un tracollo economico con la vendita di molti beni, fra i quali il castello. Unico immobile rimasto di loro proprietà fu il castello di Marchione, ritornato a nuova vita dai primi del 1900, grazie ai restauri promossi dalla principessa Giulia Acquaviva d’Aragona-Tomacelli Filomarino, ultima della sua famiglia e dal figlio, il principe Fabio Tomacelli Filomarino di Boiano.

Dalla seconda metà dell’Ottocento e fino al primo ventennio del secolo successivo, forti tensioni sociali e drammatiche situazioni economiche afflissero la città di Conversano. Essa, tuttavia, si impose come centro di studi grazie all’azione di vescovi illuminati e docenti di valore, come monsignor Domenico Morea, autore del celebre Carthularium cupersanense (1894), nel quale sono trascritti documenti pergamenacei del monastero benedettino conversanese, preziose testimonianze giuridiche, economiche, religiose, ecc., relative non solo a Conversano, ma anche alle cittadine circostanti.

Con la fine della I Guerra Mondiale e l’avvento del fascismo le tensioni sociali furono rinfocolate, tanto che si giunse all’assassinio da parte di giovani fascisti conversanesi del giovane deputato socialista Giuseppe Di Vagno, avvenuto a Mola di Bari nel settembre 1921.

Dopo la II Guerra Mondiale la città, la istituzione di nuove scuole e la fondazione di importanti centri di cultura, hanno reso la nostra città un importante centro di ricerche e di studi. La riscoperta e la valorizzazione di molte opere d’arte l’hanno anche resa meta di visite turistiche, mentre la nascita del turismo rurale ha trovato qui molti luoghi nei quali vivere a contatto con la natura.

Dott. Antonio Fanizzi