Alla ricerca dei nostri avi nell’Archivio Diocesano di Conversano (ADC)

Appena qualche giorno fa un professionista napoletano di cognome Terrone, del quale, ci tiene a precisarlo, si sente molto onorato, ha mosso causa nientemeno che all’Accademia della Crusca per far rimuovere il significato dispregiativo del termine terrone. Si sa che i cognomi hanno origini disparate e perfino bizzarre per dare identità alle persone e attingono ora alla realtà che ci circonda, ora al fantasioso, ora alle professioni intellettuali e manuali, ora anche alla semplice numerazione e così via, non risparmiando con irriverenza anche i difetti fisici umani. È il caso per fare un solo esempio del giudice Giovanni Tortamano che nel 1531 presiede e sottoscrive un atto di divisione di un dovizioso patrimonio fondiario e immobiliare, sito nel territorio di Conversano, fra due fratelli di Casamassima. E tale cognome Tortamano ci richiama istintivamente alla prima lunetta affrescata del chiostro secentesco dei Paolotti a Conversano, dove s. Francesco da Paola guarisce un prete “con una mano stroppiata” (stroppiata è metatesi in uso frequente nei nostri dialetti). E quanto una simile menomazione fosse temuta dagli intellettuali operanti con penna e inchiostro lo documenta il primo storico di Conversano elogiato dal Tarsia nei suoi “Historiarum Cupersanensium libri tres” (1649), ossia il notaio Francesco Giuliani sr., il cui libro IV manoscritto delle “Historie” si trova nel codice Barberino Latino 3234 (ff. 115r-118r) della Biblioteca Apostolica Vaticana, da me pubblicato. Peraltro al nostro Giuliani, committente del suddetto affresco, Conversano non ha saputo neppure intestargli una strada, mentre per sua volontà testamentaria scritta ora riposa nella nostra chiesa dei Paolotti.

Cosa voglio dire con questa non breve premessa? Indurre il lettore a sapere innanzitutto che l’ADC si sta rendendo sempre più digitale: così con la regestazione di tutto il patrimonio manoscritto su Conversano, e parzialmente su quello della sua ex diocesi, ora è anche possibile, vuoi per un puro sfizio, vuoi per una puntuale ricerca genealogica, risalire eventualmente ai propri antenati dal libro manoscritto “Matrimoni e stati liberi dal 1590 al 1860”. Il volume, recentemente restaurato con piatti cartonati in mezza pergamena e capitelli bicolori, non contiene solo i matrimoni della città di Conversano, ma anche di altri paesi. Non ne conosciamo l’amanuense che, presumibilmente su incarico delle dignità capitolari o dello stesso vescovo Mucedola, ha encomiabilmente raccolto e unificato i fogli originali sottoposti alle dispersioni, alle aggressioni climatiche e agli eventi catastrofici. L’apertura è costituita da un foglio estravagante: si tratta di una lettera del 10 luglio 1824 diretta al vescovo Nicola Carelli in cui fra Luigi da San Lazzaro, dell’Ordine degli Scalzi di S. Pietro d’Alcantara in Castellana, attesta di aver esercitato “magna cum laude” l’ufficio della predicazione. Pochi sono i nominativi dalla fine del Cinquecento al Seicento, più nutrita è la serie del Settecento per decollare con presumibile completezza nell’Ottocento fino al Sessanta. Tutti i nominativi assommano a 8.454 unità. A questi sono stati aggiunti anche quelli dell’Archivio Capitolare di Conversano nei 134 fascicoli che vanno dal 1562 al 1674, e ancora gli altri, già in precedenza consultabili, riportati nei 38 fascicoli della busta 32/1 dell’ADC. Sono tuttavia solo la punta dell’iceberg: restano inediti i “Processetti matrimoniali”, diversi anni fa inventariati da Antonella Caprio, e il cui lavoro di regestazione, rimasto al momento sospeso, è iniziato da Rosaria Colaleo e Mariarosaria Lippolis, dei quali diamo per la prima volta l’elenco: Conversano dal 1585 al 1930 con 17.110 fascicoli. Di questi altri non è indicato il numero dei fascicoli che sono migliaia contenuti nelle buste: Alberobello dal 1624 al 1896 con 62 buste; Castellana dal 1575 al 1917 con 54 buste; Noci dal 1704 al 1931 con 79 buste; Turi dal 1711 al 1924 co con 52 buste; infine Rutigliano dal 1675 al 1925 con 45 buste.

A chi dobbiamo l’oneroso e paziente lavoro di trascrizione e digitalizzazione? Al nostro entusiasta collaboratore Carlo De Luca. A lui quindi ogni riconoscenza e gratitudine, che saranno sempre scandite tutte le volte che con un clic e l’ausilio del motore di ricerca si andrà alla ricerca dei propri avi (sez. multimedia).

Archivio Diocesano Conversano

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