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Marilù Mastrogiovanni e il prezzo della libertà di stampa 

La giornalista pugliese è imputata per diffamazione a Lecce con decine di capi d’imputazione. Dovrà comparire in due processi in un solo giorno.

Si celebreranno il 16 gennaio 2026 presso il Tribunale di Lecce, dinanzi alla giudice onoraria Sanghez, le battute finali degli ultimi due processi che vedono Marilù Mastrogiovanni imputata per diffamazione a seguito di querele presentate dall’ex giunta del Comune di Casarano, dall’ex sindaco Gianni Stefàno e dal sindaco in carica Pompeo De Nuzzo. In oltre vent’anni di attività giornalistica, spesso slegata dalle indagini giudiziarie ma in molti casi acquisita agli atti processuali, Mastrogiovanni ha portato alla luce i collegamenti tra la Sacra Corona Unita salentina e i cosiddetti “colletti bianchi”, pubblicando inchieste sempre documentate su reati ambientali, corruzione, traffico di droga e armi, business dell’immigrazione, retroscena di omicidi e agguati mafiosi, nonché sugli interessi della criminalità organizzata nei diversi comparti dell’economia del Salento e sui suoi legami con le mafie transnazionali. Il paradosso è che molte di queste inchieste, compresa quella oggetto dei due procedimenti in corso, hanno ricevuto importanti riconoscimenti istituzionali. L’ultimo in ordine di tempo è il calendario istituzionale 2026 della Direzione Investigativa Antimafia nazionale, che ha inserito Marilù Mastrogiovanni tra i “volti femminili dell’antimafia”, simbolo del giornalismo investigativo, dedicandole il mese di marzo.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione, il capo della DIA di Bari, colonnello Giulio Giuseppe Leo, ha pubblicamente ringraziato la giornalista “per gli stimoli e gli spunti d’indagine che con il suo lavoro ha fornito agli inquirenti”. La lunga stagione delle querele temerarie ha avuto inizio nel 2017 con il sequestro del giornale da lei fondato e diretto, Il Tacco d’Italia. Un provvedimento vietato dalla Costituzione, se non in casi eccezionali. L’inchiesta online sul cosiddetto “marketing della mafia” salentina fu sequestrata dalla magistratura leccese e successivamente dissequestrata dal Tribunale del Riesame dopo 45 giorni, un periodo durante il quale l’articolo 21 della Costituzione è stato gravemente compromesso. In seguito, l’azienda che aveva richiesto il sequestro è stata colpita da interdittiva antimafia per l’assunzione di soggetti pregiudicati per mafia, come denunciato dalla stessa Mastrogiovanni, e per i rapporti con diverse amministrazioni comunali finalizzati ad aggirare le procedure di evidenza pubblica nella gestione del servizio di raccolta rifiuti.

Parallelamente, la giornalista è stata bersaglio di una violenta campagna di intimidazione e diffamazione: minacce di morte, offese e linciaggi sui social, manifesti intimidatori, caricature deumanizzanti, pressioni telefoniche e via email, mailbombing con minacce di morte, fino all’incendio doloso della sua abitazione durante la notte, mentre la famiglia dormiva, e all’avvelenamento dei cani. Circostanze che hanno portato le Autorità a disporre misure di protezione per la giornalista e i suoi familiari, costretti successivamente a cambiare casa e città.

L’Ordine dei giornalisti, la FNSI, Assostampa e numerose organizzazioni hanno espresso pubblicamente solidarietà a Marilù Mastrogiovanni, chiedendo all’ex giunta comunale e all’attuale sindaco di Casarano il ritiro delle querele e dei manifesti affissi su plance pubbliche dall’Amministrazione comunale. Anche Sigfrido Ranucci, direttore di Report (Rai3), ha preso posizione al fianco della giornalista, che domani dovrà affrontare due processi nello stesso giorno per difendere la libertà di stampa e l’articolo 21 della Costituzione.

Anche la nostra testata giornalistica esprime piena e convinta solidarietà a Marilù Mastrogiovanni, riconoscendo nel suo lavoro un esempio di giornalismo d’inchiesta rigoroso, coraggioso e svolto nell’interesse esclusivo dei cittadini. Riteniamo che l’uso sistematico delle querele come strumento di pressione rappresenti un grave vulnus per la libertà di informazione e per il diritto di cronaca. Difendere Mastrogiovanni significa difendere il ruolo del giornalismo libero, indipendente e non intimidito, pilastro fondamentale di ogni democrazia.