1943-1947, le stragi nei territori del confine orientale e l’esodo forzato della popolazione italiana da Istria e Dalmazia, una delle vicende più dolorose nell’Europa tra guerra e dopoguerra. Nel Giorno del Ricordo,10 febbraio, un seminario con il contributo scientifico dell’Ipsaic ha ricordato quelle pagine drammatiche di storia, alla presenza della presidente del Consiglio regionale della Puglia Loredana Capone e del prefetto di Bari Antonia Bellomo.
 
Dopo due fasi di vendette, fucilazioni sommarie e “infoibamenti”, all’indomani dell’8 settembre 1943 e alla fine della guerra nella primavera 1945, la politica di slavizzazione del territorio sloveno e giuliano-dalmata attuata da Tito provocò tra il 1946 e il 1947 l’esilio, senza beni, di 300.000 istriani in grandissima parte di lingua e cultura italiana. In parte raggiunsero o vennero trasferiti in Puglia, dov’erano attivi centri di raccolta per i profughi, in particolare a Bari, Santeramo, Altamura, Barletta e nei territori dei grandi porti di Brindisi e Taranto.

Per centinaia di nuclei familiari l’ospitalità pugliese rappresentò “la vita” e la possibilità di ricostruire un futuro, sebbene inizialmente in una condizione di miseria totale, nell’Italia devastata dal conflitto, in campi e ambienti sovraffollati e con la nostalgia per la perdita della propria terra, un dolore che non li abbandonava mai.
A testimoniare sentimenti ed esperienze, nel seminario sull’esodo giuliano-dalmata e sul sistema dei campi profughi in Terra di Bari, è stato un protagonista di quegli anni, il prof. Dionisio Simone, esule giuliano costretto ad abbandonare giovanissimo Pola nel 1947, ma che in Puglia ha studiato e insegnato per decenni latino e greco a generazioni di giovani.
Intervenendo all’evento, la presidente del Consiglio regionale della Puglia Loredana Capone si è soffermata sull’importanza di “tenere viva la memoria di un pezzo di storia italiana che per troppo tempo non è stata riconosciuta. Per onorare per davvero giornate importanti come il Giorno del Ricordo abbiamo il dovere di fare i conti con il nostro passato e di impararne la lezione: è l’unica via per affrontare i conflitti del presente agendo sulle loro cause”.
Anche il prefetto di Bari Antonia Bellomo ha messo in risalto il dovere della memoria, da trasmettere ai giovani, perché aiutandoli a conoscere gli errori della storia e a non ripeterli, le nuove generazioni possano costruire un futuro diverso. |