Taranto. Musica per i defunti e un fiore sospeso.

Per la prima volta in Italia un concerto dedicato solo alle anime

Nel cimitero di Taranto musiche popolari e canti d’amore (Taranto, Cimitero San Brunone 2 novembre ore 18,00)

Taranto. Musica per le anime dei defunti in uno spettacolo a loro dedicato. Nessun Requiem per una volta, nessuno spettatore, ma canzoni d’amore, canti popolari del Sud dedicati a chi non c’è più con tutti i crismi di uno spettacolo musicale al completo.

Tre artisti, una line up, la scaletta, l’amplificazione, i microfoni e le luci. Mancherà il pubblico. Apparentemente, perché lo spettacolo è per chi ha smesso solo la vita terrena.

Nel silenzio del Cimitero si snoderà una musica che parla di vita, che parla d’amore, che porta poesia in un luogo culturalmente destinato al dolore, nella convinzione che la morte del corpo sia solo un passaggio energetico.

Si celebrano i morti con una scaletta di brani selezionati tra le più belle e struggenti musiche popolari della tradizione pugliese e mediterranea in genere.

Beddha ci dormi, cantata nel 2015 da Ligabue davanti a centinaia di migliaia di persone sul palco della Notte della Taranta e riproposta quest’anno in una Melpignano vittima del Covid, da Diodato in una versione particolarmente emozionante, sarà una delle tracce proposte durante il concerto dalla voce, quella di Maria Mazzotta, accompagnata dalla fisarmonica suonata da Vince Abbracciante e dalle percussioni, al ritmo dettato da Antonio Oliveti che, oltre alla performance artistica, è tra i promotori dell’iniziativa.

«C’è una profonda poetica nell’idea di dedicare musica ai defunti» commenta l’assessore alla Cultura del comune di Taranto Fabiano Marti che si è distinto negli ultimi mesi per una proposta concertistica importante che ha reso Taranto la città più prolifica in termini di eventi e concerti. «Al concerto abbiamo associato un’iniziativa solidale. Nelle due giornate dedicate ai defunti come Amministrazione Melucci chiederemo a chi si reca al cimitero di lascare un fiore all’ingresso, il fiore sospeso appunto, che ci preoccuperemo di lasciare su quelle tombe che non hanno nessuno».

Monica Caradonna
(Giornalista Professionista)